
Nel cielo scuro gli astri danzavano su traiettorie definite, un movimento preciso che scandiva le epoche del cosmo. Anche gli Universi si muovevano su simili orbite, e a volte coincidevano, e si aprivano varchi attraverso i quali le folli entità facevano la loro comparsa. Ma questi disegni erano oscuri ai mortali.
Era una figura oleosa, sfuggente e senza volto, come una viscida ombra di febbrili sogni. Il suo nome era anche Icon, oltre a milioni di altri. Nel momento in cui mise piede nella foresta di Niko, lo scontro incominciò.
Una stella esplose da qualche parte nel cielo. Era il segno del loro incontro.
«Okrad mi appartiene. Tu lo hai battezzato Damian, ma lui è mio. E lo rivoglio!»
La voce di Icon era il suono del geometrico moto di un pianeta.
«La pietra è stata lanciata. Adesso bisogna aspettare che ricada.»
E alla risposta di Niko il Tempo morì nelle recondite terre di un mondo, e molte stelle caddero a suggellare l’evento.