CAPITOLO 1: Intro

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Mirror cadeva.
Era una caduta onirica, circondata da appigli facili ma sfuggenti, come mani protese col chiaro intento di prendersi gioco di lui. Sapeva che appena avesse toccato il fondo, i suoi occhi si sarebbero aperti, l’aria nei suoi polmoni avrebbe avuto un sapore e il giorno sarebbe nuovamente iniziato.
Quanto desiderava non svegliarsi più, e cadere per l’eternità!

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CAPITOLO 2: Primi Passi

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Nell’Etere le forme sottostanno ai nostri desideri. Non esistono leggi fisiche, non c’è posto per imposizioni morali, idee unidirezionali e posizioni rigide. L’Etere è la dimensione della libertà assoluta, uno stato al limite della sopportazione, qualcosa che può assomigliare alla totale mancanza di qualcosa, come il Silenzio. E nell’assenza di qualsiasi suono si può incontrare la Dama Follia.
Mirror aveva smesso di cadere, e teneva saldamente impugnata la sua spada ingioiellata. Druga la chiamava, un nome erotico che gli avvolgeva la bocca. Quando lo sussurrava la lama emanava un leggero bagliore, una risposta di fedeltà, la sicurezza delle mortali capacità di quell’arma.
Avanzava scalzo sul tappeto d’erba di quel bosco remoto, un luogo meraviglioso e terribile, completamente fermo ed immerso in un silenzio innaturale. Indossava una vecchia tunica corta legata in vita, una tunica un tempo grigia e ben rifinita e adesso macchiata di sangue secco e fango.
Mirror teneva gli occhi bassi ma conosceva il sentiero.
Non lo aveva mai percorso, ma i suoi sogni glielo avevano raccontato.

CAPITOLO 3: Riva

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Il Sogno è il Bagliore dell’Etere.
In un universo privo di tempo, dove il Prima e il Poi coesistono nell’Ora, i riflessi di mondi paralleli possono rivelarsi sia presagi che deja-vu .
Il Sogno aveva parlato a Mirror di quel momento, dell’evento che si stava per compiere, dei trentacinque passi che stava percorrendo e che lo separavano dall’essere che lo attendeva. Laggiù, nella radura di quell’impossibile foresta, una delle sue vite sarebbe finita, e forse ne sarebbe incominciata un’altra.
Nell’assoluta assenza di suoni, mentre i passi si ripetevano uno dopo l’altro a distanza di eoni, Mirror avvertì l’odore di lei. La magnolia pareva aria ammuffita a confronto, e il profumo della rosa si disperdeva all’apparire della sfuggente presenza di quella donna che da tempi incalcolabili era padrona della sua pelle. Riva si chiamava, dalle labbra soffici ei capelli incandescenti.
Il suo passo esitò per un attimo nell’avvertire quel profumo. Veniva dalle sue spalle, dalle Terre di Oniria, oltre la Foresta dell’Etere, dal letto di casa sua dove lei dormiva pacificamente accanto a lui.
Due universi li separavano, eppure non si era mai sentito così vicino a lei.

CAPITOLO 4: Il Globo Dorato

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Il globo dorato era la fonte di luce che illuminava la foresta. Galleggiava a circa un metro dall’erba, nell’ampia radura dove si concludeva il cammino di Mirror.
Le pareti del globo pulsavano come le arterie di un cuore, ed oltre ad emanare onde di luce gialla, scandivano un ritmo che pareva provenire da ogni luogo, ed era l’unico rumore percepibile di quell’improbabile mondo.
All’interno della sfera galleggiante un corpo nudo, glabro e privo di sesso, attendeva in posizione fecale, il volto girato verso l’uomo che avanzava, gli occhi grandi, neri e privi di sclera fissavano senza batter palpebra. Era appeso al centro del globo, come tenuto da dei fili immaginari.
Mirror sembrava conoscerlo. Disse: «Eccomi»
E si fermò davanti a un passo dalla luce.

CAPITOLO 5: Niko

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Niko era l’essere della creazione, il fautore del verbo che da essenza alla storia. Quella del globo era una delle sue innumerevoli sembianze, e la foresta era una delle infinite pieghe dell’aria in cui dimorava.
Mirror lo conosceva bene, un legame che andava avanti attraverso le epoche, da tempi in cui il mondo era diverso e lui era qualcun altro. E alla fine di ogni sua avventura un sogno avrebbe aperto la breccia, e inevitabilmente lo avrebbe condotto davanti al Signore delle Marionette, la Mano che Traccia il disegno, l’Alito del Tempo che Gira; Niko.
Questo però sarebbe stato il loro ultimo incontro.

CAPITOLO 6: L’Inganno

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«Questo gioco incomincia a stancarmi, Niko.»
Mirror era a un passo dalla luce pulsante, a un passo dal globo galleggiante, a un passo dall’essere primordiale complice della sua stessa esistenza.
«Tu sei il Protagonista e questo è tuo Teatro. La Pantomima deve andare avanti, molte storie devono ancora essere vissute, molti nemici dovrai ancora sventrare con la tua Druga. Ancora una volta vivrai l’amore con Riva. Ancora una volta morirai e rinascerai. Una volta più attraverserai la terra dei sogni»
La voce dell’essere scandiva le parole al ritmo della pulsazione. Era inumana, fatta di fruscii e boati, era la voce di una tempesta e il sussurro del deserto.
Non aveva bocca, ma sembrava parlasse con gli occhi.
«Non verrò più qui. Dimmi cos’altro hai in serbo per me, ed io ti accontenterò ancora una volta. Poi lasciami stare. Lasciami vivere o morire, amare o soffrire, ma lasciami stare!!»
Si spense la voce di Mirror, si spense in note risolute, per abbracciare ancora una volta l’inganno dell’entità senza tempo.
Eppure lui credeva di potersi liberare di lei.

CAPITOLO 7: L’Avventura

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«C’è una montagna oltre le pianure, e un grande mare oltre la montagna, e poi un deserto che giunge fino alle sponde di un ampio fiume. Ancora oltre dovrai andare, dentro una giungla buia e silenziosa, dove una città morta vive ancora, agonizzante e in preda alla follia. Questo è il cammino che si apre davanti a te, Mirror. Questa è la tua nuova avventura.»
L’Entità lasciò pulsare il globo…
«Se vuoi davvero che sia l’ultima, recupera il Calice della Conoscenza.»
Poi la voce sia alzò.
«Portami il Portale della Sapere, il Bicchiere della Verità, la Coppa del Vino dell’Illuminazione»
L’aria danzò sulle note di queste ultime parole, poi il globo scomparve in un’accecante bagliore dorato.

CAPITOLO 8: Risveglio

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Il respiro del trapasso attraversò il corpo dell’uomo che giaceva accanto a lei. Riva lo guardò, sveglia da tempo e china su di lui al bordo del letto. Aveva osservato il suo corpo dimenarsi mentre attraversava Oniria, e ascoltato le sue imprecazioni in lingue ancestrali e sconosciute mentre combatteva contro il suo stesso destino.
Adesso che ne vedeva gli occhi, remoti e impauriti, ebbe la conferma di ciò che temeva.
Mirror, l’uomo che amava, la persona che completava il suo essere, il padre di Wren  suo figlio, sarebbe andato.
Gli accarezzò il viso sussurrando «Va tutto bene». Ma entrambi sapevano che mentiva.

CAPITOLO 9: Prepararsi alla Partenza

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Come la prefazione alla tempesta, improvvisamente si alza una brezza tiepida che smuove le cime degli alberi. Le nuvole sono ancora lontane, ma l’aria ha già cambiato profumo.
Mirror aveva attraversato Oniria e raggiunto Eteria, il non luogo dove tutto incominciava, la dimora delle Entità Manipolatrici. Il meccanismo era stato innescato, la ruota era già in movimento.
A Mirror non interessavano le risposte, ne aveva già trovate abbastanza. Adesso desiderava solo un po’ di pace.
«Oltre la montagna, oltre il deserto e oltre il fiume, riuscirò finalmente a trovarla!»
Questo si augurava, mentre guardava il figlio Wren venirgli incontro attraversando il declivio erboso davanti alla fattoria.
Lo prese in braccio facendolo roteare, e una risata argentina riempì l’aria.
Era il suono più dolce che avesse mai udito. Era il suono per il quale sarebbe tornato.

CAPITOLO 10: Lacrime

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Il fuoco danzava nel camino di pietra, e cantava la canzone che non ha mai fine.
Riva osservava le fiamme ed era come incantata da quel movimento. Sembrava non accorgersi della possente figura che puliva la spada seduta al bordo del camino.
Non riusciva a guardarlo, lui che più di ogni altra cosa amava, lui che l’avrebbe lasciata di nuovo per le trame degli Dei capricciosi.
Disse: «Domani?»
Lui fermò la mano che passava il panno sopra la lama e alzò gli occhi verso di lei.
«Prima sarà, prima tornerò.»
Ritrasse le lacrime finché poté, perché non voleva che il suo uomo la vedesse piangere. Poi si volse verso la porta ed uscì nella notte senza luna. Il freddo pungente di quell’autunno precoce le regalò un brivido che la distrasse per un attimo dal suo tormento.

CAPITOLO 11: Damian

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Quella notte i sogni di un’altra persona vennero violentati dalla creatura che alcuni conoscevano con il nome di Niko. L’invito non era una caduta, ma una scalata.
Damian vide una luce risplendere dall’entrata di una grotta sopra la montagna. Era una luce cremisi che pulsava.
Portò ogni suo muscolo allo stremo delle possibilità per raggiungere la soglia di quell’antro. Ciò che vide oltre la luce non lo turbò più di tanto.
La testa di quella cosa ricordava quella di un serpente, e il corpo era gibboso e irregolare, dotato di numerosi tentacoli impregnati di una vischiosità scura.
Il giovane volto di Damian, incorniciato da una matassa di riccioli dorati, pendeva dalle labbra di quella assurda creatura.
«Portami il cuore e il fegato di Mirror» sibilò la serpe demoniaca.
«Certo Niko, poi tu mi farai Signore» rispose la voce cristallina dell’uomo.
«Come promesso. Come promesso!»
Damian aprì gli occhi con un sorriso, e si rotolò nelle sue sete viola accarezzando i fianchi delle sue concubine. Avrebbe preteso altro sesso prima di iniziare la sua cerca, ma questa volta non sarebbe stato così dolce con loro.
Da sotto il cuscino estrasse la sua lama Uja, e chinandosi delicatamente sulla bionda che gli dormiva accanto, si deliziò per un attimo di quel sensuale movimento di quel petto prosperoso, ancora un momento prima che la derubasse di quel respiro.

CAPITOLO 12: Le Zanne di Kor

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Il cortile della rocca era disseminato di guardie pronte ad esaudire ogni suo ordine. Erano le Zanne di Kor, creature per metà uomini e per metà bestie, capaci di divorare un uomo nello stesso breve tempo a loro necessario per ucciderlo di spada.
Damian se ne serviva da tempo. Erano abbastanza stupide e crudeli per aiutarlo nei suoi misfatti, e talmente pericolose e inaffidabili da renderlo necessariamente guardingo in ogni istante. Per dominarle aveva un vantaggio. Loro lo temevano più del loro stesso creatore, l’antico e crudele Mago Kor.
«Sellate subito Venom!» ordinò appena uscì dal portale della sua dimora, il mantello porpora che svolazzava alle sue spalle. Le guardie si mossero subito proferendo qualche grugnito.
Il cielo era scuro e rumoreggiava.
Sarebbe stato un buon giorno, pensò Damian dirigendosi verso le stalle.

CAPITOLO 13: Il Viaggio

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Il sole non era ancora sorto, e di sicuro non si sarebbe affacciato quel giorno. La coltre di nubi appesa al cielo era il sudario di quella triste partenza.
Mirror volse lo sguardo un ultima volta verso la fattoria. Wren e Riva erano a letto, ma solo il piccolo stava ancora dormendo.
Disse a se stesso che tutto sarebbe tornato come prima, e riuscì quasi a convincersi di ciò. Poi spronò al galoppo Wind, il roano compagno di mille avventure, e rapidamente discese verso la valle più sotto.
Il viaggio era incominciato.

CAPITOLO 14: La Valle

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Lungo la discesa si accorse del cambiamento.
La terra si faceva grigia e malata, gli alberi sembravano sorreggere con fatica le foglie sui rami, e i ruscelli che incontrava portavano acqua scura sulla quale galleggiavano i pesci ormai morti. La valle stava morendo, consumata da una lenta malattia che non le avrebbe lasciato scampo.
Mirror si domandò il motivo di questo disegno. Tutto riconduceva ai piani di Niko, alla sua folle perversione nel baloccarsi con i mortali di questo mondo. Era il ricatto appeso alla sua pelle, la terribile conseguenza promessa da quel dio capriccioso, nel caso in cui lui non volesse soddisfare i suoi desideri.
Incrociò il carretto di una famiglia di contadini, sporchi e denutriti. Non alzarono neanche lo sguardo mentre lo oltrepassavano sulla strada verso le montagne, forse intimoriti dalla sua stazza oppure dalla vistosa spada.
Una voce fievole e spezzata da una dolorosa tosse lo fece voltare. Proveniva da dentro il carretto.
«Il villaggio è bruciato. Non c’è più nessuno laggiù»
Mirror si fermò un istante, poi continuò sulla sua strada.

CAPITOLO 15: Il Villaggio

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Oltre la valle si aprivano le Pianure del Vento, una sterminata distesa di bassa vegetazione sferzata perpetuamente dalle fredde brezze del remoto nord. Al limitare della valle il fiume Drago si muoveva lentamente per tutta la lunghezza delle pianure, e procedendo verso sud avrebbe aggirato le montagne per gettarsi infine nel mare.
Sulle rive del fiume un tempo sorgeva il villaggio di Hope, ma adesso Mirror ne guardava le ceneri ed i fumi che si libravano nel cielo plumbeo.
Nonostante l’incendio, il ponte che attraversava il fiume Drago era ancora accessibile. Mirror percorse le strade deserte del villaggio distrutto, cercando di ignorare l’odore di carne bruciata di cui l’aria era satura.
L’unico essere vivente che si mise sulla sua strada fu un vecchio cane randagio che si fermò per un attimo davanti a lui. Lo guardò, e gli occhi della bestia furono per un attimo gli occhi di Niko.
Mirror ricambiò lo sguardo senza nessun timore, poi continuò il suo cammino.