CAPITOLO 16: Scontro

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Nel cielo scuro gli astri danzavano su traiettorie definite, un movimento preciso che scandiva le epoche del cosmo. Anche gli Universi si muovevano su simili orbite, e a volte coincidevano, e si aprivano varchi attraverso i quali le folli entità facevano la loro comparsa. Ma questi disegni erano oscuri ai mortali.
Era una figura oleosa, sfuggente e senza volto, come una viscida ombra di febbrili sogni. Il suo nome era anche Icon, oltre a milioni di altri. Nel momento in cui mise piede nella foresta di Niko, lo scontro incominciò.
Una stella esplose da qualche parte nel cielo. Era il segno del loro incontro.
«Okrad mi appartiene. Tu lo hai battezzato Damian, ma lui è mio. E lo rivoglio!»
La voce di Icon era il suono del geometrico moto di un pianeta.
«La pietra è stata lanciata. Adesso bisogna aspettare che ricada.»
E alla risposta di Niko il Tempo morì nelle recondite terre di un mondo, e molte stelle caddero a suggellare l’evento.

CAPITOLO 17: Urla nel Vento

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Damian viaggiava leggero. Addosso aveva solo la sua corazza, il suo mantello color porpora e la sua Uja.
Cavalcava senza briglie, con le braccia distese ai lati del corpo, mentre Venom, sferzando a tutta velocità la bassa vegetazione delle pianure, procedeva verso le montagne.
A volte gettava un urlo nel vento.
Anche le aquile si allontanavano impaurite udendo quelle grida

CAPITOLO 18: Una Nuova Storia

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Gli Universi hanno strane leggi. Non sottostanno ad un unico ordine, e la loro morale è cangiante, come la luce riflessa in un prisma. Il riflesso di una buona intenzione può trasformarsi in un cataclisma, il colpo di spada mortale può diventare il seme di una nuova vita.
Gli Universi galleggiano in sintonia, ma la Causa-Effetto è imprevedibile. Solo Loro ne conoscono le rocambolesche conseguenze.
Icon, Niko, Lyra, Om, con i molteplici nomi che ogni storia attribuisce loro. Sono i Signori dell’Etere, la dimensione che si frappone tra tutti i mondi, raggiungibile solo attraversando Oniria.
Questa è una delle loro storie.

CAPITOLO 19: Lyra

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Lyra non aveva mai un incarnazione materiale. Spesso appariva sotto forma di luce, altre volte era una musica orchestrale, scandita da strumenti sconosciuti. Quando il disappunto la faceva smuovere verso le sfere degli Altri, diventava Energia Pura.
Sfere di fuoco, scariche elettriche, boati di esplosioni chimiche. Questi furono i fenomeni che preannunciarono la sua venuta, mentre i semi della nuova battaglia venivano piantati da Icon e Niko.
Il cielo sopra la foresta divenne nero. Poi uno squarcio amputò la volta sopra le teste dei due immortali.
«Lyra è arrabbiata» sussurrò la sagoma oleosa.
«Come biasimarla…» rispose la voce di sabbia di Niko.

CAPITOLO 20: L’Artiglio

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Sotto il cielo di pietra le pianure si perdevano ai lati, mentre una vista acuta avrebbe notato i rilievi che si stagliavano ad oriente. Niente altro che ombre, confuse tra le nubi e le nebbie, ma percepibili nella loro incombenza. Sopra a tutte le altre spiccava una vetta, una montagna di pietra scura che dall’inizio dei tempi era chiamata l’Artiglio.
Mirror cavalcava di buona lena, un passo costante che gli avrebbe permesso di attraversare la striscia di terra in una sola giornata di marcia. Cavalcare attirava i pensieri alla mente, ma non aveva voglia di riflettere. Voleva solo sentire la canzone del vento che gli scivolava addosso, e assaporare il profumo della tempesta che si avvertiva nell’aria.
Un riparo per la notte sarebbe stato il suo prossimo pensiero.

CAPITOLO 21: Jade

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Jade aveva acceso il fuoco.
I suoi capelli ramati riflettevano le fiamme che si alzavano davanti al suo bel volto. Dalle montagne alle sue spalle i ruggiti dei tuoni in avvicinamento le ricordavano che la tempesta era alle porte, ma lei conosceva bene quelle alture e i loro segreti anfratti dove un viaggiatore poteva sempre trovare riparo in notti come quella.
La caverna sarebbe stata confortevole per entrambi, anche troppo ampia se lui avesse voluto condividere il suo giaciglio.
L’arco d’osso giaceva acconto a lei, e in un attimo avrebbe potuto scagliare una freccia a chiunque fosse stato così incauto da avvicinarsi senza farsi annunciare. Ma a parte lui, non aspettava nessun altro.
Udì altri tuoni, poi i primi lampi illuminarono il cielo ormai buio.
Mirror sarebbe arrivato presto.

CAPITOLO 22: Coincidenze

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Le vite degli uomini a volte si incrociano, e causano catastrofi. Ma le coincidenze sono i disegni di divinità perverse, ed avvengono per motivi ben precisi.
Il cammino di Damian avrebbe incrociato quello di Mirror, se entrambi avessero cavalcato le Pianure del Vento nella stesso Universo e nel medesimo Tempo. In verità i loro erano mondi opposti, gemelli nella loro geografia ma completamente diversi nel loro significato.
La storia sarebbe continuata, nel percorso lineare dell’unico Tempo che riusciamo a capire, e forse alla fine avrebbe fatto incontrare i due antagonisti. Ma non adesso, che la storia è appena incominciata.
Damian raggiunse le montagne e il cielo incominciò a cadere. Non badò alla pioggia scrosciante e al vento che gliela scagliava ferocemente in faccia. Rise di quell’affronto di Lyra, la sua amabile nemica.
Vide una grotta aprirsi nel fianco della montagna più alta. L’Unghia era chiamata. Vi si diresse continuando a sorridere.
La luce di un fuoco rischiarava le pareti della caverna, gettando l’ombra del corpo nudo di una giovane donna che danzava al ritmo delle fiamme.
“Che notte!” Pensò Damian trasformando il suo sorriso in una risata.

CAPITOLO 23: La Danza del Fuoco

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La Danza del Fuoco era un rituale dei discepoli di Om, l’Essenza Acqua. Serviva ad esorcizzarlo, a farsi burla degli spiriti che risiedono nella fiamma.
Divina conosceva quella danza alla perfezione. Ad ogni concentrica piroetta aveva la padronanza assoluta di ogni suo arto, finanche alle punte dei suoi splendidi capelli corvini
Quando Damian varcò l’entrata della caverna continuò a danzare, come se non si fosse neanche accorta di lui.
L’uomo dal mantello color porpora rimase a guardarla, incantato da tanta leggerezza e possanza.
La danza diventava più veloce e frenetica, il corpo nudo di Divina luccicava di una patina di sudore, un fluido che aveva il sapore di miele nella mente rapita di Damian.
Ad un tratto la danza cessò, e lei lo guardò con occhi antichi, colpendolo nel profondo.
Si unirono prima loro labbra, poi i loro corpi e infine i loro sessi.
Nella grotta il fuoco divampò fino al soffitto.

CAPITOLO 24: Bivacco

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Mirror vide il fumo che fuoriusciva dagli anfratti ai piedi delle montagne quando ormai la notte stava calando. Le prime gocce di quella che probabilmente sarebbe stata una tempesta gli colpirono il volto, mentre il vento scendeva a folate dalle alte vette, innervosendo il cavallo.
Conosceva la grotta nella quale era stato acceso il bivacco; era laggiù che sperava di passare la notte, se non l’avesse trovata occupata.
Si avvicinò silenziosamente, mentre ormai sul mondo era scesa la grande ombra della notte. Vide il fuoco che bruciava allegramente all’entrata della caverna, e una chioma ramata che risplendeva del suo riflesso. Istintivamente sentì che non c’era niente da temere.
La ragazza sollevò lo sguardo verso di lui, mentre si avvicinava con Wind al garrese.
Il volto gli era sconosciuto, ma quegli occhi scuoterono le remote memorie della sua anima. Da qualche parte, in un’altra vita, quella era la sua donna.
Mentre la pioggia incominciava a scrosciare, Mirror si sedette accanto alla sconosciuta.
Lei gli disse: «Benvenuto!»

CAPITOLO 25: Un Antica Canzone

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Mentre guardava gli occhi di quella sconosciuta, Mirror cercò di rammentare il volto di Riva senza però riuscirci.
«Conosci il Passo dell’Artiglio?»
«L’ho valicato più di una volta. Non è un sentiero facile»
La pioggia batteva forte schizzando oltre l’entrata della grotta.
«Sei dolce Divina. Dolce come il Miele.»
Damian sussurrava morbide parole coltivate nei trascorsi momenti di lussuria.
«Tu invece sei fuoco.»
Le labbra della Sacerdotessa di Om vibravano come le corde di un liuto.
«Lo attraverseremo insieme, se per te va bene.»
Jade offrì all’uomo l’ultimo pezzo del coniglio che aveva arrostito sul fuoco.
«Va bene, se riesci a stare dietro al mio passo.»
Mirror accettò il cibo sorridendo.
«Sarai mia fino a mattina»
Damian si mosse nuovamente sopra di lei.
«Poi valicheremo l’Unghia insieme»
Divina lo accolse ancora gettando indietro la chioma d’ombra.
Intanto fuori la pioggia continuava a cantare un’antica canzone.

CAPITOLO 26: Om

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Il velo si assottigliava.
Tra l’Universo di Mirror e quello di Damian si stava socchiudendo un portale, un varco disegnato dalle quattro divinità sito in un luogo ben preciso dello spazio e del tempo.
La Foresta di Niko scomparve e i Quattro si ritrovarono in un’antica città sotto il mare, la Magione di Om. La Regina dell’Acqua sedeva su un trono di perle ed era per metà donna e per metà piovra. Guardava in direzione dei i due Signori disegnatori di mondi, Icon e Niko, nelle loro nuove forme draconiche. Lyra era presente come globo di luce argentata. Lei, al pari di Om, era il materiale da costruzione di quei mondi.
«La partita solo ora può dirsi cominciata.» disse la donna tentacolata.
«Ti aspettavamo sorella» fu la risposta di Niko.

CAPITOLO 27: Attraverso il Passo

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Il passo dell’Artiglio si arrampicava tra le guglie e gli anfratti della scura roccia, sollevandosi sopra le ombre proiettate dalle altre montagne ed ergendosi verso la fredda luminosità di un nuovo sole.
Il giorno aveva diradato le nubi, e la tempesta cavalcava ormai verso oriente, ma dietro di se aveva lasciato un paesaggio freddo e alieno. Il mondo sembrava ammantato da un sudario di gelida luminosità.
Mirror avanzava con passo sicuro tenendo Wind per le redini. Jade lo seguiva da vicino, il capo chino mentre il vento delle vette la spingeva indietro.
In un altro Universo, dietro un sottilissimo velo di nebbia, Damian avanzava attraverso il passo dell’Unghia, e stringeva tra le braccia Divina, seduta sopra Venom davanti a lui, avvolta nel suo mantello color porpora.
In una coincidenza temporale i quattro aggirarono una sporgenza, e il Grande Mare si spalancò davanti ai loro occhi. Per un momento tutti quanti frenarono un respiro.

CAPITOLO 28: Il Mare

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In alcuni mondi il mare è un Nonluogo.
Ciò che accade sul mare appartiene al mare, ciò che viene sussurrato è ascoltato dalle onde che portano il messaggio ai Signori degli Abissi. Esiste una sola legge mentre il vento ti spinge al largo e la salsedine ti si deposita dolcemente sul volto come un bacio sfiorato: è la legge del mare.
Neanche Om, la Signora dell’Acqua, ha un potere definito in questo Nonluogo. È padrona del suo elemento, ma impotente davanti al disegno dei Signori degli Abissi.
Anche Oniria è diversa quando vi ci si addentra nel riposo cullato dei marosi. Perché anche i sogni fatti sul mare appartengono al mare.

CAPITOLO 29: Sulla Galea

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Rufor era il capitano della galea che le Zanne di Kor avevano preparato per il loro padrone.
Si muoveva veloce tra il sartiame e le corde che occupavano la chiglia dell’imbarcazione. Le sue urla risuonavano nel vento che soffiava forte dentro le vele.
Il padrone voleva toccare terra al più presto, e le sue creature avrebbero spinto ogni loro muscolo fino allo stremo per poterlo soddisfare.
Intanto Damian giaceva insieme a Divina tra le sete del letto della sua cabina, e solo dopo molte ore di piacere si abbandonò ad un sonno poco tranquillo…

CAPITOLO 30: Calma Apparente

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Il peschereccio non sarebbe dovuto uscire quel giorno, ma le monete di Mirror risuonarono piacevolmente nelle mani del capitano. Giocò sapientemente con quelle quattro corone dorate, prima di dare l’ordine alla ciurma di slegare gli ormeggi.
Ora il tramonto era vicino, ma il sole era ancora nascosto dalla fitta coltre di nubi. Appena le tenebre inghiottirono il paesaggio intorno all’imbarcazione, il vento cessò d’improvviso lasciando le vele completamente sgonfie.
In quella calma così innaturale non rimaneva altro da fare che dormire.
Jade augurò la buona notte al guerriero, ma la notte di entrambi non fu affatto buona.