CAPITOLO 46: Unioni Sotto le Mura

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«Perché devi uccidere quest’uomo?» gli sussurrò all’orecchio la sensuale bocca di Divina.
Il fuoco ardeva in lingue gialle e verdi a ridosso dei resti di quella che in un tempo o in una storia remota erano state le mura della città.
«Mi è stato promesso il mondo…»
La notte della giungla era troppo silenziosa per sembrare reale.
«E sei sicuro che potrà bastarti?» La bocca di lei era adesso davanti a quella di lui.
«Non lo so.»
Damian sprofondò di nuovo tra le sue braccia.
Quella notte, mentre facevano l’amore, vide più di una volta il volto di lei cambiare nel volto di altre due donne. E lui stesso, mentre le penetrava, si sentì qualcun altro.

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CAPITOLO 47: Un Sogno di Nome Jade

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Mirror sorprese il suo corpo nudo accanto a quello di Jade. Ma questo fu un pensiero fuggente, e subito si accorse di trovarsi insieme a Riva.
«Ho fatto uno strano sogno. Ti chiamavi Jade…»
Riva lo guardò da oltre la sua spalla nuda, e gli sorrise come il sole appena sorto.
«E’ un bel nome. Vuoi chiamarmi così?»
«No, amore mio. Tu sarei sempre la mia Riva…»
Ai piedi di quelle mura appartenenti a strani giochi di mondi, un uomo e una donna si baciarono manifestando l’inafferrabile sentimento principe degli uomini, qualcosa di incomprensibile per degli Dei capricciosi.

CAPITOLO 48: L’Algoritmo di Entropia

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«Mi domando come mai succede ogni volta!» esclamò Niko mentre vedeva la coppia baciarsi.
«Lo chiamano Amore…» sussurrò Icon al suo fianco.
«Lo so come lo chiamano. Deve essere un bizzarro algoritmo di Entropia. Nessuno di noi quattro lo ha introdotto nel Disegno.»
Entropia era la polvere, la fine di ogni cosa, il sonno eterno di Materia, di Energia e di Vita. Non era la morte, perché anche la morte si trasforma. Era l’ultima trasmutazione di ogni cosa. Era il riposo, la verità, la fine.
«Ogni volta lui rivede Riva, come se fosse abbagliato. Ma perché ogni donna si convince di essere lei?»
La domanda rimase sospesa sulla città sotto il mare, dove una strana creatura metà piovra e metà donna sedeva su un trono di perle.

CAPITOLO 49: Un Passo di Troppo

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Forse un tempo vi era una strada lastricata che dalle mura cittadine conduceva fino alla piazza centrale, là dove sorgeva il palazzo più grande. Forse…
Ciò che rimaneva di quella via veniva adesso calpestato da due uomini e due donne, non più distanti nel tempo e nello spazio, ma talmente vicini da trovarsi a un millimetro dalla fusione.
Le rovine degli edifici sfilavano ai lati della strada, come se fossero i testimoni di questa assurda congiunzione.
Quando Mirror vide il Calice ergersi nel mezzo della piazza, alto più di tre metri e di un metallo così scuro che sembrava assorbire la luce,  una luce vittoriosa gli illuminò il volto.
Allungò il passo verso quell’ambito traguardo, e fu il suo errore più grande, perché si trovò Damian alle spalle, pronto a colpirlo con la sua Uja.

CAPITOLO 50: Faccia a Faccia

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«Mirror!»
Una mano apparsa dal nulla tappò la bocca di Riva, e un sortilegio la immobilizzò nelle sue carni.
Mirror, a pochi passi dal Bicchiere della Verità, si voltò di scatto e si trovò davanti alla mortale lama di una spada. L’uomo che la brandiva, avvolto in un mantello color porpora, gli avrebbe aperto il ventre molto prima che lui riuscisse a sfoderare la sua Druga.
I due uomini si guardarono; un tuffo reciproco nelle profonde iridi. Anche se i loro lineamenti erano diversi, e indossavano vesti che sembravano appartenere a culture distanti, entrambi ebbero la sensazione di guardarsi allo specchio.
Con la coda dell’occhio Mirror vide la donna dai capelli corvini che immobilizzava Riva. Anche in lei vi era qualcosa di famigliare.
Poi tornò a fissare quell’uomo che aveva in mano la sua vita, la sua spada affamata di sangue, il suo volto completamente privo di espressione.
«Chi sei?» domandò.
Damian schiuse le labbra ma si fermò, come se volesse ricomporre la sua prima risposta. Poi disse: «Ho fatto molta strada per ucciderti, Mirror…»

CAPITOLO 51: Spettacolo per Divinitá Annoiate

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I tentacoli della maschera di Om danzavano sopra la città degli abissi, rischiarata a giorno dal globo di luce che era Lyra. La scena che si stava svolgendo da qualche parte, nel complesso disegno dei molteplici universi, veniva rappresentata sopra di loro, come immagini increspate dalla superficie del mare. Ma i quattro signori dei mondi non avevano bisogno di guardare in alto per vedere quello che stava succedendo.
«Finalmente il duello…» esclamò Niko entusiasta.
«Non ancora…» gli ripose Icon sibilando tra i denti di drago.

CAPITOLO 52: Il Disappunto del Giocoliere

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«E’ stato Niko a mandarti!» disse Mirror rimanendo immobile.
Damian parve leggermente sorpreso, ma fu un istante. Poi tornò a fissare il vuoto oltre il suo antagonista. Nonostante ciò, la sua mano era pronta a scattare.
«Cosa aspetta a trafiggerlo?» esclamò Niko da qualche parte nel cosmo.
«Niko mi ha promesso il mondo in cambio della tua vita.» affermò Damian, continuando a guardare oltre gli occhi di Mirror.
«Me lo ha promesso anche a me, più di una volta…»
«I tuoi occhi… ti ho già visto…» la voce del cavaliere di porpora si spense.
«Credo che tu sia me, in qualche altro mondo distante…» le parole di Mirror sembravano fumo nel vento.
«Non mi va di continuare questo gioco!» e nell’affermare queste parole, Damian abbassò la lama.
Un urlo di disappunto squarciò il disegno, e gli universi tremarono. Niko il giocoliere, era stato alfine giocato.

CAPITOLO 53: La Grande Variante

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«Cosa accadrà adesso?» domandò Riva, mentre il vento salmastro le accarezzava i capelli. La Galea navigava veloce verso casa…
«Forse troveranno un altro eroe con cui giocare… Io ho finito il mio corso.»
Mirror guardava il sole sprofondare all’orizzonte, il suo volto dipinto di rosso dalla carezza del tramonto. Poi si volse verso di lei.
«Mi mancherà solamente la sensazione di ritrovarti…»
«Ma adesso non sarai più costretto a lasciarmi…»
«Il dolore più grande…»
Le loro labbra si schiusero accogliendosi reciprocamente. Lo stesso bacio avveniva da mille altre parti, in mille altri mondi, oggi, come ieri come domani.
«E’ questo il Calice della Conoscenza?»
«Forse…» rispose lui, mentre le cingeva le spalle.
L’universo è un complicato gioco di traiettorie che seguono uno schema accurato. Ma un equilibrio forzato da una moltitudine di leggi conduce ad un inutile staticità. Solo le varianti possono smuovere questo disegno, e quella più grande e incomprensibile è da sempre chiamata Amore.