COMPLICI DI UN GIOCO DI DADI


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CAPITOLO 1: Intro

01

Mirror cadeva.
Era una caduta onirica, circondata da appigli facili ma sfuggenti, come mani protese col chiaro intento di prendersi gioco di lui. Sapeva che appena avesse toccato il fondo, i suoi occhi si sarebbero aperti, l’aria nei suoi polmoni avrebbe avuto un sapore e il giorno sarebbe nuovamente iniziato.
Quanto desiderava non svegliarsi più, e cadere per l’eternità!

CAPITOLO 2: Primi Passi

02

Nell’Etere le forme sottostanno ai nostri desideri. Non esistono leggi fisiche, non c’è posto per imposizioni morali, idee unidirezionali e posizioni rigide. L’Etere è la dimensione della libertà assoluta, uno stato al limite della sopportazione, qualcosa che può assomigliare alla totale mancanza di qualcosa, come il Silenzio. E nell’assenza di qualsiasi suono si può incontrare la Dama Follia.
Mirror aveva smesso di cadere, e teneva saldamente impugnata la sua spada ingioiellata. Druga la chiamava, un nome erotico che gli avvolgeva la bocca. Quando lo sussurrava la lama emanava un leggero bagliore, una risposta di fedeltà, la sicurezza delle mortali capacità di quell’arma.
Avanzava scalzo sul tappeto d’erba di quel bosco remoto, un luogo meraviglioso e terribile, completamente fermo ed immerso in un silenzio innaturale. Indossava una vecchia tunica corta legata in vita, una tunica un tempo grigia e ben rifinita e adesso macchiata di sangue secco e fango.
Mirror teneva gli occhi bassi ma conosceva il sentiero.
Non lo aveva mai percorso, ma i suoi sogni glielo avevano raccontato.

CAPITOLO 3: Riva

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Il Sogno è il Bagliore dell’Etere.
In un universo privo di tempo, dove il Prima e il Poi coesistono nell’Ora, i riflessi di mondi paralleli possono rivelarsi sia presagi che deja-vu .
Il Sogno aveva parlato a Mirror di quel momento, dell’evento che si stava per compiere, dei trentacinque passi che stava percorrendo e che lo separavano dall’essere che lo attendeva. Laggiù, nella radura di quell’impossibile foresta, una delle sue vite sarebbe finita, e forse ne sarebbe incominciata un’altra.
Nell’assoluta assenza di suoni, mentre i passi si ripetevano uno dopo l’altro a distanza di eoni, Mirror avvertì l’odore di lei. La magnolia pareva aria ammuffita a confronto, e il profumo della rosa si disperdeva all’apparire della sfuggente presenza di quella donna che da tempi incalcolabili era padrona della sua pelle. Riva si chiamava, dalle labbra soffici ei capelli incandescenti.
Il suo passo esitò per un attimo nell’avvertire quel profumo. Veniva dalle sue spalle, dalle Terre di Oniria, oltre la Foresta dell’Etere, dal letto di casa sua dove lei dormiva pacificamente accanto a lui.
Due universi li separavano, eppure non si era mai sentito così vicino a lei.

CAPITOLO 4: Il Globo Dorato

04

Il globo dorato era la fonte di luce che illuminava la foresta. Galleggiava a circa un metro dall’erba, nell’ampia radura dove si concludeva il cammino di Mirror.
Le pareti del globo pulsavano come le arterie di un cuore, ed oltre ad emanare onde di luce gialla, scandivano un ritmo che pareva provenire da ogni luogo, ed era l’unico rumore percepibile di quell’improbabile mondo.
All’interno della sfera galleggiante un corpo nudo, glabro e privo di sesso, attendeva in posizione fecale, il volto girato verso l’uomo che avanzava, gli occhi grandi, neri e privi di sclera fissavano senza batter palpebra. Era appeso al centro del globo, come tenuto da dei fili immaginari.
Mirror sembrava conoscerlo. Disse: «Eccomi»
E si fermò davanti a un passo dalla luce.

CAPITOLO 5: Niko

05

Niko era l’essere della creazione, il fautore del verbo che da essenza alla storia. Quella del globo era una delle sue innumerevoli sembianze, e la foresta era una delle infinite pieghe dell’aria in cui dimorava.
Mirror lo conosceva bene, un legame che andava avanti attraverso le epoche, da tempi in cui il mondo era diverso e lui era qualcun altro. E alla fine di ogni sua avventura un sogno avrebbe aperto la breccia, e inevitabilmente lo avrebbe condotto davanti al Signore delle Marionette, la Mano che Traccia il disegno, l’Alito del Tempo che Gira; Niko.
Questo però sarebbe stato il loro ultimo incontro.

CAPITOLO 6: L’Inganno

06

«Questo gioco incomincia a stancarmi, Niko.»
Mirror era a un passo dalla luce pulsante, a un passo dal globo galleggiante, a un passo dall’essere primordiale complice della sua stessa esistenza.
«Tu sei il Protagonista e questo è tuo Teatro. La Pantomima deve andare avanti, molte storie devono ancora essere vissute, molti nemici dovrai ancora sventrare con la tua Druga. Ancora una volta vivrai l’amore con Riva. Ancora una volta morirai e rinascerai. Una volta più attraverserai la terra dei sogni»
La voce dell’essere scandiva le parole al ritmo della pulsazione. Era inumana, fatta di fruscii e boati, era la voce di una tempesta e il sussurro del deserto.
Non aveva bocca, ma sembrava parlasse con gli occhi.
«Non verrò più qui. Dimmi cos’altro hai in serbo per me, ed io ti accontenterò ancora una volta. Poi lasciami stare. Lasciami vivere o morire, amare o soffrire, ma lasciami stare!!»
Si spense la voce di Mirror, si spense in note risolute, per abbracciare ancora una volta l’inganno dell’entità senza tempo.
Eppure lui credeva di potersi liberare di lei.

CAPITOLO 7: L’Avventura

07

«C’è una montagna oltre le pianure, e un grande mare oltre la montagna, e poi un deserto che giunge fino alle sponde di un ampio fiume. Ancora oltre dovrai andare, dentro una giungla buia e silenziosa, dove una città morta vive ancora, agonizzante e in preda alla follia. Questo è il cammino che si apre davanti a te, Mirror. Questa è la tua nuova avventura.»
L’Entità lasciò pulsare il globo…
«Se vuoi davvero che sia l’ultima, recupera il Calice della Conoscenza.»
Poi la voce sia alzò.
«Portami il Portale della Sapere, il Bicchiere della Verità, la Coppa del Vino dell’Illuminazione»
L’aria danzò sulle note di queste ultime parole, poi il globo scomparve in un’accecante bagliore dorato.

CAPITOLO 8: Risveglio

08

Il respiro del trapasso attraversò il corpo dell’uomo che giaceva accanto a lei. Riva lo guardò, sveglia da tempo e china su di lui al bordo del letto. Aveva osservato il suo corpo dimenarsi mentre attraversava Oniria, e ascoltato le sue imprecazioni in lingue ancestrali e sconosciute mentre combatteva contro il suo stesso destino.
Adesso che ne vedeva gli occhi, remoti e impauriti, ebbe la conferma di ciò che temeva.
Mirror, l’uomo che amava, la persona che completava il suo essere, il padre di Wren  suo figlio, sarebbe andato.
Gli accarezzò il viso sussurrando «Va tutto bene». Ma entrambi sapevano che mentiva.

CAPITOLO 9: Prepararsi alla Partenza

09

Come la prefazione alla tempesta, improvvisamente si alza una brezza tiepida che smuove le cime degli alberi. Le nuvole sono ancora lontane, ma l’aria ha già cambiato profumo.
Mirror aveva attraversato Oniria e raggiunto Eteria, il non luogo dove tutto incominciava, la dimora delle Entità Manipolatrici. Il meccanismo era stato innescato, la ruota era già in movimento.
A Mirror non interessavano le risposte, ne aveva già trovate abbastanza. Adesso desiderava solo un po’ di pace.
«Oltre la montagna, oltre il deserto e oltre il fiume, riuscirò finalmente a trovarla!»
Questo si augurava, mentre guardava il figlio Wren venirgli incontro attraversando il declivio erboso davanti alla fattoria.
Lo prese in braccio facendolo roteare, e una risata argentina riempì l’aria.
Era il suono più dolce che avesse mai udito. Era il suono per il quale sarebbe tornato.

CAPITOLO 10: Lacrime

10

Il fuoco danzava nel camino di pietra, e cantava la canzone che non ha mai fine.
Riva osservava le fiamme ed era come incantata da quel movimento. Sembrava non accorgersi della possente figura che puliva la spada seduta al bordo del camino.
Non riusciva a guardarlo, lui che più di ogni altra cosa amava, lui che l’avrebbe lasciata di nuovo per le trame degli Dei capricciosi.
Disse: «Domani?»
Lui fermò la mano che passava il panno sopra la lama e alzò gli occhi verso di lei.
«Prima sarà, prima tornerò.»
Ritrasse le lacrime finché poté, perché non voleva che il suo uomo la vedesse piangere. Poi si volse verso la porta ed uscì nella notte senza luna. Il freddo pungente di quell’autunno precoce le regalò un brivido che la distrasse per un attimo dal suo tormento.

CAPITOLO 11: Damian

11

Quella notte i sogni di un’altra persona vennero violentati dalla creatura che alcuni conoscevano con il nome di Niko. L’invito non era una caduta, ma una scalata.
Damian vide una luce risplendere dall’entrata di una grotta sopra la montagna. Era una luce cremisi che pulsava.
Portò ogni suo muscolo allo stremo delle possibilità per raggiungere la soglia di quell’antro. Ciò che vide oltre la luce non lo turbò più di tanto.
La testa di quella cosa ricordava quella di un serpente, e il corpo era gibboso e irregolare, dotato di numerosi tentacoli impregnati di una vischiosità scura.
Il giovane volto di Damian, incorniciato da una matassa di riccioli dorati, pendeva dalle labbra di quella assurda creatura.
«Portami il cuore e il fegato di Mirror» sibilò la serpe demoniaca.
«Certo Niko, poi tu mi farai Signore» rispose la voce cristallina dell’uomo.
«Come promesso. Come promesso!»
Damian aprì gli occhi con un sorriso, e si rotolò nelle sue sete viola accarezzando i fianchi delle sue concubine. Avrebbe preteso altro sesso prima di iniziare la sua cerca, ma questa volta non sarebbe stato così dolce con loro.
Da sotto il cuscino estrasse la sua lama Uja, e chinandosi delicatamente sulla bionda che gli dormiva accanto, si deliziò per un attimo di quel sensuale movimento di quel petto prosperoso, ancora un momento prima che la derubasse di quel respiro.

CAPITOLO 12: Le Zanne di Kor

12

Il cortile della rocca era disseminato di guardie pronte ad esaudire ogni suo ordine. Erano le Zanne di Kor, creature per metà uomini e per metà bestie, capaci di divorare un uomo nello stesso breve tempo a loro necessario per ucciderlo di spada.
Damian se ne serviva da tempo. Erano abbastanza stupide e crudeli per aiutarlo nei suoi misfatti, e talmente pericolose e inaffidabili da renderlo necessariamente guardingo in ogni istante. Per dominarle aveva un vantaggio. Loro lo temevano più del loro stesso creatore, l’antico e crudele Mago Kor.
«Sellate subito Venom!» ordinò appena uscì dal portale della sua dimora, il mantello porpora che svolazzava alle sue spalle. Le guardie si mossero subito proferendo qualche grugnito.
Il cielo era scuro e rumoreggiava.
Sarebbe stato un buon giorno, pensò Damian dirigendosi verso le stalle.

CAPITOLO 13: Il Viaggio

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Il sole non era ancora sorto, e di sicuro non si sarebbe affacciato quel giorno. La coltre di nubi appesa al cielo era il sudario di quella triste partenza.
Mirror volse lo sguardo un ultima volta verso la fattoria. Wren e Riva erano a letto, ma solo il piccolo stava ancora dormendo.
Disse a se stesso che tutto sarebbe tornato come prima, e riuscì quasi a convincersi di ciò. Poi spronò al galoppo Wind, il roano compagno di mille avventure, e rapidamente discese verso la valle più sotto.
Il viaggio era incominciato.

CAPITOLO 14: La Valle

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Lungo la discesa si accorse del cambiamento.
La terra si faceva grigia e malata, gli alberi sembravano sorreggere con fatica le foglie sui rami, e i ruscelli che incontrava portavano acqua scura sulla quale galleggiavano i pesci ormai morti. La valle stava morendo, consumata da una lenta malattia che non le avrebbe lasciato scampo.
Mirror si domandò il motivo di questo disegno. Tutto riconduceva ai piani di Niko, alla sua folle perversione nel baloccarsi con i mortali di questo mondo. Era il ricatto appeso alla sua pelle, la terribile conseguenza promessa da quel dio capriccioso, nel caso in cui lui non volesse soddisfare i suoi desideri.
Incrociò il carretto di una famiglia di contadini, sporchi e denutriti. Non alzarono neanche lo sguardo mentre lo oltrepassavano sulla strada verso le montagne, forse intimoriti dalla sua stazza oppure dalla vistosa spada.
Una voce fievole e spezzata da una dolorosa tosse lo fece voltare. Proveniva da dentro il carretto.
«Il villaggio è bruciato. Non c’è più nessuno laggiù»
Mirror si fermò un istante, poi continuò sulla sua strada.

CAPITOLO 15: Il Villaggio

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Oltre la valle si aprivano le Pianure del Vento, una sterminata distesa di bassa vegetazione sferzata perpetuamente dalle fredde brezze del remoto nord. Al limitare della valle il fiume Drago si muoveva lentamente per tutta la lunghezza delle pianure, e procedendo verso sud avrebbe aggirato le montagne per gettarsi infine nel mare.
Sulle rive del fiume un tempo sorgeva il villaggio di Hope, ma adesso Mirror ne guardava le ceneri ed i fumi che si libravano nel cielo plumbeo.
Nonostante l’incendio, il ponte che attraversava il fiume Drago era ancora accessibile. Mirror percorse le strade deserte del villaggio distrutto, cercando di ignorare l’odore di carne bruciata di cui l’aria era satura.
L’unico essere vivente che si mise sulla sua strada fu un vecchio cane randagio che si fermò per un attimo davanti a lui. Lo guardò, e gli occhi della bestia furono per un attimo gli occhi di Niko.
Mirror ricambiò lo sguardo senza nessun timore, poi continuò il suo cammino.

CAPITOLO 16: Scontro

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Nel cielo scuro gli astri danzavano su traiettorie definite, un movimento preciso che scandiva le epoche del cosmo. Anche gli Universi si muovevano su simili orbite, e a volte coincidevano, e si aprivano varchi attraverso i quali le folli entità facevano la loro comparsa. Ma questi disegni erano oscuri ai mortali.
Era una figura oleosa, sfuggente e senza volto, come una viscida ombra di febbrili sogni. Il suo nome era anche Icon, oltre a milioni di altri. Nel momento in cui mise piede nella foresta di Niko, lo scontro incominciò.
Una stella esplose da qualche parte nel cielo. Era il segno del loro incontro.
«Okrad mi appartiene. Tu lo hai battezzato Damian, ma lui è mio. E lo rivoglio!»
La voce di Icon era il suono del geometrico moto di un pianeta.
«La pietra è stata lanciata. Adesso bisogna aspettare che ricada.»
E alla risposta di Niko il Tempo morì nelle recondite terre di un mondo, e molte stelle caddero a suggellare l’evento.

CAPITOLO 17: Urla nel Vento

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Damian viaggiava leggero. Addosso aveva solo la sua corazza, il suo mantello color porpora e la sua Uja.
Cavalcava senza briglie, con le braccia distese ai lati del corpo, mentre Venom, sferzando a tutta velocità la bassa vegetazione delle pianure, procedeva verso le montagne.
A volte gettava un urlo nel vento.
Anche le aquile si allontanavano impaurite udendo quelle grida

CAPITOLO 18: Una Nuova Storia

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Gli Universi hanno strane leggi. Non sottostanno ad un unico ordine, e la loro morale è cangiante, come la luce riflessa in un prisma. Il riflesso di una buona intenzione può trasformarsi in un cataclisma, il colpo di spada mortale può diventare il seme di una nuova vita.
Gli Universi galleggiano in sintonia, ma la Causa-Effetto è imprevedibile. Solo Loro ne conoscono le rocambolesche conseguenze.
Icon, Niko, Lyra, Om, con i molteplici nomi che ogni storia attribuisce loro. Sono i Signori dell’Etere, la dimensione che si frappone tra tutti i mondi, raggiungibile solo attraversando Oniria.
Questa è una delle loro storie.

CAPITOLO 19: Lyra

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Lyra non aveva mai un incarnazione materiale. Spesso appariva sotto forma di luce, altre volte era una musica orchestrale, scandita da strumenti sconosciuti. Quando il disappunto la faceva smuovere verso le sfere degli Altri, diventava Energia Pura.
Sfere di fuoco, scariche elettriche, boati di esplosioni chimiche. Questi furono i fenomeni che preannunciarono la sua venuta, mentre i semi della nuova battaglia venivano piantati da Icon e Niko.
Il cielo sopra la foresta divenne nero. Poi uno squarcio amputò la volta sopra le teste dei due immortali.
«Lyra è arrabbiata» sussurrò la sagoma oleosa.
«Come biasimarla…» rispose la voce di sabbia di Niko.

CAPITOLO 20: L’Artiglio

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Sotto il cielo di pietra le pianure si perdevano ai lati, mentre una vista acuta avrebbe notato i rilievi che si stagliavano ad oriente. Niente altro che ombre, confuse tra le nubi e le nebbie, ma percepibili nella loro incombenza. Sopra a tutte le altre spiccava una vetta, una montagna di pietra scura che dall’inizio dei tempi era chiamata l’Artiglio.
Mirror cavalcava di buona lena, un passo costante che gli avrebbe permesso di attraversare la striscia di terra in una sola giornata di marcia. Cavalcare attirava i pensieri alla mente, ma non aveva voglia di riflettere. Voleva solo sentire la canzone del vento che gli scivolava addosso, e assaporare il profumo della tempesta che si avvertiva nell’aria.
Un riparo per la notte sarebbe stato il suo prossimo pensiero.

CAPITOLO 21: Jade

21

Jade aveva acceso il fuoco.
I suoi capelli ramati riflettevano le fiamme che si alzavano davanti al suo bel volto. Dalle montagne alle sue spalle i ruggiti dei tuoni in avvicinamento le ricordavano che la tempesta era alle porte, ma lei conosceva bene quelle alture e i loro segreti anfratti dove un viaggiatore poteva sempre trovare riparo in notti come quella.
La caverna sarebbe stata confortevole per entrambi, anche troppo ampia se lui avesse voluto condividere il suo giaciglio.
L’arco d’osso giaceva acconto a lei, e in un attimo avrebbe potuto scagliare una freccia a chiunque fosse stato così incauto da avvicinarsi senza farsi annunciare. Ma a parte lui, non aspettava nessun altro.
Udì altri tuoni, poi i primi lampi illuminarono il cielo ormai buio.
Mirror sarebbe arrivato presto.

CAPITOLO 22: Coincidenze

22

Le vite degli uomini a volte si incrociano, e causano catastrofi. Ma le coincidenze sono i disegni di divinità perverse, ed avvengono per motivi ben precisi.
Il cammino di Damian avrebbe incrociato quello di Mirror, se entrambi avessero cavalcato le Pianure del Vento nella stesso Universo e nel medesimo Tempo. In verità i loro erano mondi opposti, gemelli nella loro geografia ma completamente diversi nel loro significato.
La storia sarebbe continuata, nel percorso lineare dell’unico Tempo che riusciamo a capire, e forse alla fine avrebbe fatto incontrare i due antagonisti. Ma non adesso, che la storia è appena incominciata.
Damian raggiunse le montagne e il cielo incominciò a cadere. Non badò alla pioggia scrosciante e al vento che gliela scagliava ferocemente in faccia. Rise di quell’affronto di Lyra, la sua amabile nemica.
Vide una grotta aprirsi nel fianco della montagna più alta. L’Unghia era chiamata. Vi si diresse continuando a sorridere.
La luce di un fuoco rischiarava le pareti della caverna, gettando l’ombra del corpo nudo di una giovane donna che danzava al ritmo delle fiamme.
“Che notte!” Pensò Damian trasformando il suo sorriso in una risata.

CAPITOLO 23: La Danza del Fuoco

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La Danza del Fuoco era un rituale dei discepoli di Om, l’Essenza Acqua. Serviva ad esorcizzarlo, a farsi burla degli spiriti che risiedono nella fiamma.
Divina conosceva quella danza alla perfezione. Ad ogni concentrica piroetta aveva la padronanza assoluta di ogni suo arto, finanche alle punte dei suoi splendidi capelli corvini
Quando Damian varcò l’entrata della caverna continuò a danzare, come se non si fosse neanche accorta di lui.
L’uomo dal mantello color porpora rimase a guardarla, incantato da tanta leggerezza e possanza.
La danza diventava più veloce e frenetica, il corpo nudo di Divina luccicava di una patina di sudore, un fluido che aveva il sapore di miele nella mente rapita di Damian.
Ad un tratto la danza cessò, e lei lo guardò con occhi antichi, colpendolo nel profondo.
Si unirono prima loro labbra, poi i loro corpi e infine i loro sessi.
Nella grotta il fuoco divampò fino al soffitto.

CAPITOLO 24: Bivacco

24

Mirror vide il fumo che fuoriusciva dagli anfratti ai piedi delle montagne quando ormai la notte stava calando. Le prime gocce di quella che probabilmente sarebbe stata una tempesta gli colpirono il volto, mentre il vento scendeva a folate dalle alte vette, innervosendo il cavallo.
Conosceva la grotta nella quale era stato acceso il bivacco; era laggiù che sperava di passare la notte, se non l’avesse trovata occupata.
Si avvicinò silenziosamente, mentre ormai sul mondo era scesa la grande ombra della notte. Vide il fuoco che bruciava allegramente all’entrata della caverna, e una chioma ramata che risplendeva del suo riflesso. Istintivamente sentì che non c’era niente da temere.
La ragazza sollevò lo sguardo verso di lui, mentre si avvicinava con Wind al garrese.
Il volto gli era sconosciuto, ma quegli occhi scuoterono le remote memorie della sua anima. Da qualche parte, in un’altra vita, quella era la sua donna.
Mentre la pioggia incominciava a scrosciare, Mirror si sedette accanto alla sconosciuta.
Lei gli disse: «Benvenuto!»

CAPITOLO 25: Un Antica Canzone

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Mentre guardava gli occhi di quella sconosciuta, Mirror cercò di rammentare il volto di Riva senza però riuscirci.
«Conosci il Passo dell’Artiglio?»
«L’ho valicato più di una volta. Non è un sentiero facile»
La pioggia batteva forte schizzando oltre l’entrata della grotta.
«Sei dolce Divina. Dolce come il Miele.»
Damian sussurrava morbide parole coltivate nei trascorsi momenti di lussuria.
«Tu invece sei fuoco.»
Le labbra della Sacerdotessa di Om vibravano come le corde di un liuto.
«Lo attraverseremo insieme, se per te va bene.»
Jade offrì all’uomo l’ultimo pezzo del coniglio che aveva arrostito sul fuoco.
«Va bene, se riesci a stare dietro al mio passo.»
Mirror accettò il cibo sorridendo.
«Sarai mia fino a mattina»
Damian si mosse nuovamente sopra di lei.
«Poi valicheremo l’Unghia insieme»
Divina lo accolse ancora gettando indietro la chioma d’ombra.
Intanto fuori la pioggia continuava a cantare un’antica canzone.

CAPITOLO 26: Om

26

Il velo si assottigliava.
Tra l’Universo di Mirror e quello di Damian si stava socchiudendo un portale, un varco disegnato dalle quattro divinità sito in un luogo ben preciso dello spazio e del tempo.
La Foresta di Niko scomparve e i Quattro si ritrovarono in un’antica città sotto il mare, la Magione di Om. La Regina dell’Acqua sedeva su un trono di perle ed era per metà donna e per metà piovra. Guardava in direzione dei i due Signori disegnatori di mondi, Icon e Niko, nelle loro nuove forme draconiche. Lyra era presente come globo di luce argentata. Lei, al pari di Om, era il materiale da costruzione di quei mondi.
«La partita solo ora può dirsi cominciata.» disse la donna tentacolata.
«Ti aspettavamo sorella» fu la risposta di Niko.

CAPITOLO 27: Attraverso il Passo

27

Il passo dell’Artiglio si arrampicava tra le guglie e gli anfratti della scura roccia, sollevandosi sopra le ombre proiettate dalle altre montagne ed ergendosi verso la fredda luminosità di un nuovo sole.
Il giorno aveva diradato le nubi, e la tempesta cavalcava ormai verso oriente, ma dietro di se aveva lasciato un paesaggio freddo e alieno. Il mondo sembrava ammantato da un sudario di gelida luminosità.
Mirror avanzava con passo sicuro tenendo Wind per le redini. Jade lo seguiva da vicino, il capo chino mentre il vento delle vette la spingeva indietro.
In un altro Universo, dietro un sottilissimo velo di nebbia, Damian avanzava attraverso il passo dell’Unghia, e stringeva tra le braccia Divina, seduta sopra Venom davanti a lui, avvolta nel suo mantello color porpora.
In una coincidenza temporale i quattro aggirarono una sporgenza, e il Grande Mare si spalancò davanti ai loro occhi. Per un momento tutti quanti frenarono un respiro.

CAPITOLO 28: Il Mare

28

In alcuni mondi il mare è un Nonluogo.
Ciò che accade sul mare appartiene al mare, ciò che viene sussurrato è ascoltato dalle onde che portano il messaggio ai Signori degli Abissi. Esiste una sola legge mentre il vento ti spinge al largo e la salsedine ti si deposita dolcemente sul volto come un bacio sfiorato: è la legge del mare.
Neanche Om, la Signora dell’Acqua, ha un potere definito in questo Nonluogo. È padrona del suo elemento, ma impotente davanti al disegno dei Signori degli Abissi.
Anche Oniria è diversa quando vi ci si addentra nel riposo cullato dei marosi. Perché anche i sogni fatti sul mare appartengono al mare.

CAPITOLO 29: Sulla Galea

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Rufor era il capitano della galea che le Zanne di Kor avevano preparato per il loro padrone.
Si muoveva veloce tra il sartiame e le corde che occupavano la chiglia dell’imbarcazione. Le sue urla risuonavano nel vento che soffiava forte dentro le vele.
Il padrone voleva toccare terra al più presto, e le sue creature avrebbero spinto ogni loro muscolo fino allo stremo per poterlo soddisfare.
Intanto Damian giaceva insieme a Divina tra le sete del letto della sua cabina, e solo dopo molte ore di piacere si abbandonò ad un sonno poco tranquillo…

CAPITOLO 30: Calma Apparente

30

Il peschereccio non sarebbe dovuto uscire quel giorno, ma le monete di Mirror risuonarono piacevolmente nelle mani del capitano. Giocò sapientemente con quelle quattro corone dorate, prima di dare l’ordine alla ciurma di slegare gli ormeggi.
Ora il tramonto era vicino, ma il sole era ancora nascosto dalla fitta coltre di nubi. Appena le tenebre inghiottirono il paesaggio intorno all’imbarcazione, il vento cessò d’improvviso lasciando le vele completamente sgonfie.
In quella calma così innaturale non rimaneva altro da fare che dormire.
Jade augurò la buona notte al guerriero, ma la notte di entrambi non fu affatto buona.

CAPITOLO 31: Il Sogno di Damian

31

Nel sogno Damian tornò bambino. Vagava nuovamente dentro quel bosco oscuro, dove le ombre avevano occhi e gli alberi strusciavano i rami in fruscii fastidiosi.
Un momento prima suo padre era davanti a lui, seguendo dappresso i cinghiali ai quali dava la caccia; poi era scomparso, ingoiato dalle insidie del bosco.
Provò a chiamare suo padre, ma non ne ricordò il nome. Allora rimase immobile dentro un cerchio di querce nodose, mentre gli occhi delle ombre si accesero di una fiamma rosso sangue, e puntarono dritti sui suoi.
Iniziò a singhiozzare disperatamente, accasciandosi tra le foglie del sottobosco e abbracciandosi le ginocchia. Nascose il volto rigato di pianto e lasciò la sua mente sprofondare nella terra della follia.

CAPITOLO 32: Il Sogno di Jade

32

Jade rivisse la morte di suo fratello Kit.
Lei era sul prato davanti al fienile che divampava ormai in un fiamma accecante, le spalle rivolte al fuoco che aveva rubato la vita del suo piccolo fratellino. Non faceva caso al calore diventato ormai quasi insopportabile. Sperava di poterlo raggiungere presto, di essere anche lei divorata da quelle fiamme sprigionate per gioco pochi istanti prima, risultato di un incantesimo maldestro evocato per irradiare di allegria il volto di Kit.
Qualcosa però era andato storto.
Lei era stata veloce a guadagnare l’uscita della stalla, mentre il fieno sfrigolava sprigionando lingue rosse e gialle. Non si era voltata per assicurarsi se suo fratello la seguisse verso la salvezza.
Sul prato davanti al fienile Jade riversava lacrime nel folle intento di estinguere quel rogo.

CAPITOLO 33: Il Sogno di Divina

33

L’uomo fuoriuscì dall’acqua movendo con sicurezza verso la spiaggia. Era nudo e possente, i lunghi capelli di alghe, le mani palmate, la pelle squamosa.
Si avvicinò alla ragazzina che giocava con i castelli di sabbia e le conchiglie. Lei non aveva mai visto un uomo nudo, un uomo così strano, un uomo con occhi profondi come il mare.
Provò a parlare, a muoversi, ma fu rapita da un incantesimo antico e non poté fare altro che assecondare il volere di quella creatura del mare.
Lui ne colse il fiore più intimo, e lo portò con se negli abissi.
Divina rimase accasciata sulla sabbia sporca di sangue, abbandonata ad un pianto silenzioso.

CAPITOLO 34: Il Sogno di Mirror

34

Mirror nel sogno si svegliò di soprassalto, un bambino di dieci anni che aiutava il padre pastore ad accudire il gregge. Un urlo agghiacciante lo aveva destato, un richiamo che non gli permetteva di nascondersi di nuovo sotto le coperte e continuare a dormire.
Scese in fretta le gelide scale sotto i piedi nudi e uscì fuori all’aperto, verso il recinto da dove gli sembrava fosse giunto quel grido. Era il recinto del gregge.
La luna alta ed immensa illuminava a giorno la valle, una notte troppo luminosa per poter nascondere i misfatti delle perfide creature che la abitavano.
Appoggiato al recinto di legno Mirror bambino rivide le pecore dilaniate e le interiora sparse dappertutto sull’erba. Ma quelle viscere avevano un senso che lui non poteva conoscere.
Viste dall’occhio della luna componevano una parola: Niko.

CAPITOLO 35: I Dubbi delle 4 Entitá

35

«Perché i Signori degli Abissi si sono intromessi nei nostri affari?» domandò la forma draconica di Niko agli altri.
«Dovreste saperlo voi che siete i loro creatori» rispose la luminosa voce di Lyra.
Intervenne Icon: «Noi abbiamo dato loro il Libero Volere, come ad ogni altra creatura senziente. Se così non fosse sarebbe inutile giocare con i mondi che noi creiamo».
«Come sapete non rispondono a me, ma potrei privarli dell’elemento in cui vivono» replicò Om dall’alto del suo trono di perle.
Ma Niko era cauto. Voleva vedere le reazione delle loro pedine prima di intervenire.
«No, aspettiamo» disse.

CAPITOLO 36: Il Deserto

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Al mattino un vento deciso soffiò dentro le vele del peschereccio, un fenomeno meteorologico che sembrava una soluzione sbrigativa ai problemi del capitano. La ciurma accolse l’evento con allegria e al tramonto, quando l’imbarcazione attraccò a un miglio dalla riva, si concesse una razione generosa di rum.
Una scialuppa accompagnò i due viaggiatori sulla spiaggia dorata di quella terra. Le dune di sabbia si perdevano nella distanza, oltre lo sguardo penetrante di Mirror.
Mentre gli ultimi sogni disturbavano ancora i suoi pensieri e quelli di Jade, si domandò se sarebbero riusciti a raggiungere il fiume prima che la sete li uccidesse entrambi.

CAPITOLO 37: Vento Amico

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Nella gelida notte del deserto Venom muoveva passi decisi attraverso le dune di sabbia. I due amanti si stringevano teneramente in silenzio, mentre la loro mente si dimenava come impigliata nelle ragnatele gettate dai loro incubi.
Damian pensava alle risa di suo padre mentre i cinghiali lo inseguivano, alla follia che lo aveva inondato, a quella notte di sangue in cui aveva preteso il sangue del suo sangue.
Divina ricordava Mivae, la somma sacerdotessa che la ricondusse davanti all’uomo del mare, colei che la costrinse a concedersi nuovamente alla creatura padrona dei suoi sogni.
Per fortuna il vento del deserto riusciva ad asciugare quelle lacrime che entrambi non potevano permettersi di versare.

CAPITOLO 38: Miraggi e Visioni

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I miraggi che il deserto richiama agli occhi dello stanco viandante sono in realtà le porte socchiuse che congiungono i mondi. La realtà è sottile in quei luoghi ostili, dove il sole avvampa, il vento corrode e il silenzio fa perdere la ragione.
A Mirror parve di scorgere, nel baluginare cangiante dell’orizzonte, un cavaliere ammantato di viola in compagnia di una donna. La visione appariva e scompariva mano a mano che proseguivano attraverso le dune. A volte era davanti a loro, altre dietro.
Jade sembrava a suo agio nel torrido abbraccio del deserto. Camminava davanti a Wind, voltandosi di frequente per assicurarsi che Mirror la seguisse senza perdere il passo.
Più di una volta l’uomo intravide, mentre Jade si voltava, il volto raggiante di Riva.

CAPITOLO 39: Niente da Perdere

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Niko muoveva la testa di Drago in un gesto di diniego. L’intromissione dei Signori degli Abissi nelle faccende dei Creatori lo irritava. Vedeva la sua opera come un disegno d’arte, un quadro curato in ogni sfumatura. Il pensiero che una sottile svolta potesse compromettere l’intero lavoro lo turbava profondamente.
Icon invece pareva divertito. Una variante inaspettata avrebbe ravvivato la storia.
In fondo nessuno aveva niente da perdere…

CAPITOLO 40: Eco da Altri Mondi

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Il fuoco danzava sopra la sabbia. Era di origine magica, perché tra le dune sabbiose del deserto non esisteva niente che si potesse bruciare.
In realtà erano due fuochi paralleli, due fenomeni connessi che diventavano la porta di congiunzione tra due mondi distanti milioni di anni luce.
«Stai ancora pensando a quel sogno?»
«Non posso evitarlo.»
«Neanche io.»
Le voci dell’uomo e della donna sembravano avere un eco, leggera e distante.
Ma nella piatta e desolata dispersione di quel luogo nessun rumore e nessun suono poteva permettersi di ritornare indietro.
«Lo senti anche te questo strano eco?»
«Siamo vicini a Utopia»
«La città abbandonata?»
«La città dove finiscono le storie…»

CAPITOLO 41: Incontro nella Notte

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Durante la notte nel deserto la morte si aggira desta, in forme raccapriccianti che conducono alla pazzia.
Solo l’orecchio allenato di Damian e l’istinto di sopravvivenza di Mirror potevano accorgersi di quella forma strisciante che, movendosi verso il loro bivacco, nascondeva tra le carezze del vento incessante il suo frusciare nella sabbia.
Nel mondo del Cavaliere di porpora vestito la nefandezza aveva la forma di un verme tentacolato, trasparente come una medusa e lungo molti metri. Si avventò su Divina, come se fosse stato attratto dai suoi splendidi occhi scuri, ma lei scartò saputamene di lato, con la fluidità di acqua che scorre. Damian approfittò della sua posizione alle spalle per colpirlo con un affondo della sua Uja.
Il verme strillò parole di morte e di follia, poi penetrò velocemente dentro la sabbia per andare a morire nella sua tana.
Mirror invece si trovò davanti ad uno scorpione gigante con la testa di donna. Jade fece avvampare la sua spada di un fuoco scuro, poi lui se ne servì per decapitare quell’orrore apparso dal nulla.
Il pericolo era sventato, ma il sonno era senza dubbio perduto.

CAPITOLO 42: La Giungla

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Il fiume sembrava davvero un miraggio. Quando Mirror vide luccicare la sua superficie in lontananza, credé che il sole e la sete gli avessero bruciato il cervello una volta per tutte. Anche Jade, benché meno provata di lui, fu felice di avere quella visione.
Wind bevve avidamente e presto recuperò le forze.
I due viaggiatori, montati nuovamente in sella al destriero, seguirono il fiume per un paio di miglia, fino a un facile guado. Si lasciarono poi il fiume alle spalle e subito una vegetazione esotica e selvaggia li abbracciò. Mirror non riconobbe la metà delle piante che li circondavano, alberi flessuosi e fiori dai colori dell’arcobaleno.
Erano giunti nella giungla che nascondeva Utopia.

CAPITOLO 43: Apoteosi del Conflitto

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«Cosa vi aspettate dal loro incontro?»
La voce di Om risuonò come risacca.  I suoi tentacoli si agitarono sopra il trono di perle. I suoi occhi erano vertiginosi abissi.
«L’apoteosi del conflitto. E’ logico.»
Le parole di Niko sembravano pronunciate meccanicamente. Era l’epilogo di ogni suo gioco, il vertice del suo unico divertimento. Lo scontro finale.
«Vedremo…» disse Icon con un ghigno della sua mostruosa maschera.
Lyra pulsò di luce, come irritata da tutta la pantomima in atto. Ma molto presto sarebbe finita, e tutti se ne sarebbero tornati a dormire.

CAPITOLO 44: Intuizioni e Mutamenti

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La giungla è un luogo multicolore, dove la vita fermenta in un infinità di livelli e sottolivelli che compongono un disegno sfuggente. Osservarla da vicino in ogni suo aspetto è come guardare la rappresentazione in scala della mappa di tutti gli universi. Tutto e tutti si muovono su orbite disegnate.
Tra la contorta vegetazione e le urla sconosciute di bestie celate, Damian incontrò un’amica perduta un giorno in un bosco: il suo nome era Paura. Divina divenne una figura alla quale aggrapparsi. Immaginò altre vite, altri modi, altre possibilità. Assaporò il cambiamento.
Mirror pensò per la prima volta  al Calice, l’oggetto richiesto da Niko. Le leggende erano molte, e si rivolgevano all’oggetto con appellativi quali  “Portale del Sapere” e “Bicchiere della Verità”. Ma che cos’era esattamente?
Più la sua meta si avvicinava, più si convinceva che ciò che cercava non poteva trattarsi solo di un semplice oggetto.

CAPITOLO 45: Il Mistero di una Cittá

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Il tramonto li sorprese quando avvistarono i resti di quella che doveva essere stata, in una remota epoca sconosciuta, una grandiosa città.
Le pietre grigie ed enormi si mescolavano alla vegetazione ormai padrona, in un accostamento che ricordava a fatica  le costruzioni di cui un tempo facevano parte. Vi era un certa geometria in quella casuale disseminazione di rovine, quasi come se quel luogo fosse l’opera di un dio malizioso, un quadro per ingannare il viandante e fuorviare lo storico. Era mai davvero esistita Utopia? O le sue rovine erano sempre state solo e semplicemente rovine?
«Non possiamo entrare adesso!» esclamò Jade prendendolo per un braccio.
Mirror le rivolse un occhiata interrogativa.
«Se la notte ti sorprende in Utopia, potresti cadere in una frangia tra i mondi, e perderti per l’eternità…»
Non rimaneva altro da fare che aspettare il mattino.

CAPITOLO 46: Unioni Sotto le Mura

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«Perché devi uccidere quest’uomo?» gli sussurrò all’orecchio la sensuale bocca di Divina.
Il fuoco ardeva in lingue gialle e verdi a ridosso dei resti di quella che in un tempo o in una storia remota erano state le mura della città.
«Mi è stato promesso il mondo…»
La notte della giungla era troppo silenziosa per sembrare reale.
«E sei sicuro che potrà bastarti?» La bocca di lei era adesso davanti a quella di lui.
«Non lo so.»
Damian sprofondò di nuovo tra le sue braccia.
Quella notte, mentre facevano l’amore, vide più di una volta il volto di lei cambiare nel volto di altre due donne. E lui stesso, mentre le penetrava, si sentì qualcun altro.

CAPITOLO 47: Un Sogno di Nome Jade

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Mirror sorprese il suo corpo nudo accanto a quello di Jade. Ma questo fu un pensiero fuggente, e subito si accorse di trovarsi insieme a Riva.
«Ho fatto uno strano sogno. Ti chiamavi Jade…»
Riva lo guardò da oltre la sua spalla nuda, e gli sorrise come il sole appena sorto.
«E’ un bel nome. Vuoi chiamarmi così?»
«No, amore mio. Tu sarei sempre la mia Riva…»
Ai piedi di quelle mura appartenenti a strani giochi di mondi, un uomo e una donna si baciarono manifestando l’inafferrabile sentimento principe degli uomini, qualcosa di incomprensibile per degli Dei capricciosi.

CAPITOLO 48: L’Algoritmo di Entropia

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«Mi domando come mai succede ogni volta!» esclamò Niko mentre vedeva la coppia baciarsi.
«Lo chiamano Amore…» sussurrò Icon al suo fianco.
«Lo so come lo chiamano. Deve essere un bizzarro algoritmo di Entropia. Nessuno di noi quattro lo ha introdotto nel Disegno.»
Entropia era la polvere, la fine di ogni cosa, il sonno eterno di Materia, di Energia e di Vita. Non era la morte, perché anche la morte si trasforma. Era l’ultima trasmutazione di ogni cosa. Era il riposo, la verità, la fine.
«Ogni volta lui rivede Riva, come se fosse abbagliato. Ma perché ogni donna si convince di essere lei?»
La domanda rimase sospesa sulla città sotto il mare, dove una strana creatura metà piovra e metà donna sedeva su un trono di perle.

CAPITOLO 49: Un Passo di Troppo

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Forse un tempo vi era una strada lastricata che dalle mura cittadine conduceva fino alla piazza centrale, là dove sorgeva il palazzo più grande. Forse…
Ciò che rimaneva di quella via veniva adesso calpestato da due uomini e due donne, non più distanti nel tempo e nello spazio, ma talmente vicini da trovarsi a un millimetro dalla fusione.
Le rovine degli edifici sfilavano ai lati della strada, come se fossero i testimoni di questa assurda congiunzione.
Quando Mirror vide il Calice ergersi nel mezzo della piazza, alto più di tre metri e di un metallo così scuro che sembrava assorbire la luce,  una luce vittoriosa gli illuminò il volto.
Allungò il passo verso quell’ambito traguardo, e fu il suo errore più grande, perché si trovò Damian alle spalle, pronto a colpirlo con la sua Uja.

CAPITOLO 50: Faccia a Faccia

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«Mirror!»
Una mano apparsa dal nulla tappò la bocca di Riva, e un sortilegio la immobilizzò nelle sue carni.
Mirror, a pochi passi dal Bicchiere della Verità, si voltò di scatto e si trovò davanti alla mortale lama di una spada. L’uomo che la brandiva, avvolto in un mantello color porpora, gli avrebbe aperto il ventre molto prima che lui riuscisse a sfoderare la sua Druga.
I due uomini si guardarono; un tuffo reciproco nelle profonde iridi. Anche se i loro lineamenti erano diversi, e indossavano vesti che sembravano appartenere a culture distanti, entrambi ebbero la sensazione di guardarsi allo specchio.
Con la coda dell’occhio Mirror vide la donna dai capelli corvini che immobilizzava Riva. Anche in lei vi era qualcosa di famigliare.
Poi tornò a fissare quell’uomo che aveva in mano la sua vita, la sua spada affamata di sangue, il suo volto completamente privo di espressione.
«Chi sei?» domandò.
Damian schiuse le labbra ma si fermò, come se volesse ricomporre la sua prima risposta. Poi disse: «Ho fatto molta strada per ucciderti, Mirror…»

CAPITOLO 51: Spettacolo per Divinitá Annoiate

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I tentacoli della maschera di Om danzavano sopra la città degli abissi, rischiarata a giorno dal globo di luce che era Lyra. La scena che si stava svolgendo da qualche parte, nel complesso disegno dei molteplici universi, veniva rappresentata sopra di loro, come immagini increspate dalla superficie del mare. Ma i quattro signori dei mondi non avevano bisogno di guardare in alto per vedere quello che stava succedendo.
«Finalmente il duello…» esclamò Niko entusiasta.
«Non ancora…» gli ripose Icon sibilando tra i denti di drago.

CAPITOLO 52: Il Disappunto del Giocoliere

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«E’ stato Niko a mandarti!» disse Mirror rimanendo immobile.
Damian parve leggermente sorpreso, ma fu un istante. Poi tornò a fissare il vuoto oltre il suo antagonista. Nonostante ciò, la sua mano era pronta a scattare.
«Cosa aspetta a trafiggerlo?» esclamò Niko da qualche parte nel cosmo.
«Niko mi ha promesso il mondo in cambio della tua vita.» affermò Damian, continuando a guardare oltre gli occhi di Mirror.
«Me lo ha promesso anche a me, più di una volta…»
«I tuoi occhi… ti ho già visto…» la voce del cavaliere di porpora si spense.
«Credo che tu sia me, in qualche altro mondo distante…» le parole di Mirror sembravano fumo nel vento.
«Non mi va di continuare questo gioco!» e nell’affermare queste parole, Damian abbassò la lama.
Un urlo di disappunto squarciò il disegno, e gli universi tremarono. Niko il giocoliere, era stato alfine giocato.

CAPITOLO 53: La Grande Variante

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«Cosa accadrà adesso?» domandò Riva, mentre il vento salmastro le accarezzava i capelli. La Galea navigava veloce verso casa…
«Forse troveranno un altro eroe con cui giocare… Io ho finito il mio corso.»
Mirror guardava il sole sprofondare all’orizzonte, il suo volto dipinto di rosso dalla carezza del tramonto. Poi si volse verso di lei.
«Mi mancherà solamente la sensazione di ritrovarti…»
«Ma adesso non sarai più costretto a lasciarmi…»
«Il dolore più grande…»
Le loro labbra si schiusero accogliendosi reciprocamente. Lo stesso bacio avveniva da mille altre parti, in mille altri mondi, oggi, come ieri come domani.
«E’ questo il Calice della Conoscenza?»
«Forse…» rispose lui, mentre le cingeva le spalle.
L’universo è un complicato gioco di traiettorie che seguono uno schema accurato. Ma un equilibrio forzato da una moltitudine di leggi conduce ad un inutile staticità. Solo le varianti possono smuovere questo disegno, e quella più grande e incomprensibile è da sempre chiamata Amore.